Apps Streamline Icon: https://streamlinehq.com
Apps Streamline Icon: https://streamlinehq.com

Come possiamo aiutarti?

Parliamo del tuo progetto

Alice Pizza perde 4 milioni. Poi i fondi se la comprano: cosa hanno visto che il bilancio non racconta?

Oltre 230 punti vendita, una perdita di 4 milioni nel 2024 e un'acquisizione da parte di investitori professionali nel 2026. Alice Pizza è il caso perfetto per capire perché crescita, utile e valore di un brand non sono mai la stessa cosa.
Data di pubblicazione
Data di pubblicazione
Autore
Autore
Michael Seveso Tomasini
Michael Seveso Tomasini
Tempo di lettura
Tempo di lettura
8 min
8 min

Oltre 230 punti vendita, 12,6 milioni di EBITDA consolidato dichiarato nel 2025 e un nuovo passaggio di proprietà. La storia di Alice Pizza spiega molto bene perché, nella ristorazione, crescita, utile e valore di un brand siano tre cose profondamente diverse.

Nel 2024 Alice Pizza Negozi, la società che gestisce i locali diretti, chiude il bilancio con una perdita superiore a 4 milioni di euro. Letto così, il dato sembrerebbe raccontare una storia già vista molte volte: una catena cresce velocemente, apre nuovi locali, aumenta la propria struttura e alla fine si ritrova a fare i conti con costi diventati troppo pesanti.

Pochi mesi dopo, però, accade qualcosa che rende questa interpretazione molto meno scontata. Alice continua a svilupparsi e nel 2026 viene acquisita da un nuovo gruppo di investitori attraverso un’operazione sostenuta non soltanto dal capitale dei soci, ma anche da finanziamento bancario e capitale subordinato.

A quel punto la domanda nasce spontanea: perché investitori professionali decidono di acquistare un’azienda che poco tempo prima aveva chiuso il bilancio con oltre 4 milioni di perdita? Per trovare una risposta bisogna andare oltre l’ultima riga del conto economico e capire che cosa stava succedendo realmente dentro l’azienda.

Da 159 a oltre 230 punti vendita

Alice Pizza nasce a Roma nel 1989 da un’intuizione di Domenico Giovannini, che costruisce un format attorno alla pizza romana al taglio. Nel 2019 entra IDeA Taste of Italy e in quel momento la rete conta 159 punti vendita. Da lì comincia una fase di sviluppo particolarmente intensa, che ho avuto modo di osservare anche da vicino.

Nel maggio del 2020, in pieno Covid, venimmo contattati dal gruppo. Era un periodo in cui gran parte della ristorazione cercava semplicemente di capire come superare i mesi successivi, mentre Alice stava già ragionando sul proprio sviluppo futuro. Questo non significa che avesse previsto quello che sarebbe accaduto, ma dimostra che esisteva già una struttura capace di guardare oltre l’emergenza e di pianificare la crescita.

Oggi la rete ha superato i 230 punti vendita tra Italia ed estero e utilizza un modello misto, composto da locali diretti e in franchising. È una distinzione fondamentale perché, quando si analizzano i numeri di una catena, bisogna sempre capire se si sta parlando delle vendite complessive dell’intero network oppure dei ricavi delle singole società.

Nel 2024 Alice comunicava oltre 120 milioni di euro di vendite generate dalla rete. È certamente un dato importante, ma non coincide con il fatturato della società che gestisce i ristoranti diretti, perché comprende anche le vendite realizzate dagli affiliati.

Se analizziamo Alice Pizza Negozi, nel 2024 troviamo circa 47,5 milioni di euro di ricavi e una perdita superiore a 4,1 milioni. L’anno precedente il risultato negativo era stato decisamente più contenuto e, fermandosi a questi due dati, sarebbe facile concludere che Alice stesse crescendo senza riuscire a rendere redditizi i propri locali diretti.

Il bilancio, però, racconta anche altro.

I 4,8 milioni che cambiano la lettura

La stessa società che chiude il 2024 con oltre 4 milioni di perdita registra circa 4,8 milioni di EBITDA positivo. Questo non trasforma automaticamente un bilancio negativo in un buon bilancio e non significa che quella perdita possa essere ignorata. L’EBITDA non è l’utile e utilizzarlo come se lo fosse sarebbe un errore. Ci permette però di comprendere meglio la capacità operativa dell’impresa prima di ammortamenti, interessi, imposte e altre componenti.

Tra i 4,8 milioni di EBITDA positivo e i 4,1 milioni di perdita finale ci sono gli investimenti realizzati, gli ammortamenti, il costo della struttura, la componente finanziaria e tutto ciò che serve per sostenere una rete di locali diretti in espansione. Anche il personale incide in maniera significativa, con un costo superiore a 15 milioni di euro, pari a oltre il 30% dei ricavi della società.

Nella ristorazione il lavoro è una delle voci più pesanti e diventa ancora più rilevante quando aumentano il numero dei locali, la dimensione dell’organizzazione e la complessità della gestione. La perdita resta quindi un segnale da prendere seriamente, ma ridurre tutta Alice Pizza a quei 4 milioni non permette di capire davvero l’azienda.

I dati comunicati per il 2025 rendono questa lettura ancora più evidente. Il gruppo dichiara 12,6 milioni di euro di EBITDA consolidato, con oltre 115 milioni di vendite generate dall’intero network. È a questo punto che arriviamo al passaggio forse più interessante della vicenda.

Nel 2026 viene annunciata e successivamente completata l’acquisizione del 100% di Alice Pizza da parte di Made in Italy Fund II di Quadrivio & Pambianco, Capdesia e altri co-investitori. Tra questi compare anche Pergolesi, veicolo riconducibile ai fondi CVC che controllano La Piadineria.

L’operazione non viene finanziata esclusivamente con il capitale dei nuovi soci, ma prevede anche debito bancario e un bond subordinato. Questo non elimina il rischio e non rappresenta, da solo, una garanzia sul futuro dell’azienda. Indica però che investitori e finanziatori hanno ritenuto Alice capace di sostenere una struttura finanziaria di questo tipo e hanno valutato il suo potenziale guardando molto più avanti rispetto alla perdita registrata nel 2024.

Che cosa stanno comprando realmente?

Un fondo che investe in Alice non sta comprando soltanto della pizza. Sta acquistando una piattaforma composta da oltre 230 punti vendita, un marchio conosciuto, procedure operative, ricette standardizzate, una supply chain, competenze immobiliari, dati sui consumatori, capacità di selezionare le location e una struttura già organizzata per aprire nuovi locali. Sta comprando anche un sistema di franchising e, soprattutto, la possibilità di replicare questo modello su una scala molto più grande.

È qui che Alice diventa particolarmente interessante. La pizza al taglio è un prodotto che il consumatore comprende immediatamente, anche fuori dall’Italia. Non ha bisogno di lunghe spiegazioni: la vede, sceglie i gusti, decide la quantità e può consumarla subito. Può essere un pranzo, una cena veloce, una merenda o un acquisto d’impulso. Può funzionare in una strada residenziale, in un centro commerciale, in una stazione o in una grande città internazionale.

Questa flessibilità ha un valore enorme quando si vuole sviluppare una rete, perché permette di adattare il format a occasioni di consumo e contesti immobiliari differenti. Il punto, però, è che avere un prodotto facilmente scalabile non basta per costruire un brand internazionale.

Se guardo Alice oggi, vedo un’azienda che dal punto di vista operativo è probabilmente più forte di quanto venga percepita dal consumatore. È proprio su questa distanza che, se fossi dall’altra parte del tavolo, concentrerei una parte importante degli investimenti dei prossimi anni. Il prodotto e la distribuzione sono forti, ma adesso il marchio deve raggiungere lo stesso livello, soprattutto nel rapporto con le nuove generazioni.

Il paradosso è che Alice possiede già un prodotto quasi perfetto per un pubblico giovane. È accessibile, veloce, informale e molto visuale. Permette di scegliere gusti diversi nello stesso pasto, si può mangiare camminando, si presta alla condivisione e non richiede lo scontrino medio di un ristorante tradizionale. Tutto questo rende il prodotto adatto ai giovani, ma non trasforma automaticamente Alice in un brand giovane.

Per riuscirci non basta pubblicare qualche Reel o aprire un profilo TikTok. Serve costruire rilevanza culturale attraverso creator coerenti, collaborazioni credibili, edizioni limitate capaci di generare attesa, un programma di loyalty che le persone vogliano realmente utilizzare e prodotti pensati per diventare argomento di conversazione. Serve soprattutto un’identità riconoscibile anche quando l’insegna non è visibile.

Il confronto, quindi, non dovrebbe limitarsi alle altre catene di pizza. Oggi l’attenzione del consumatore attraversa categorie completamente diverse. Alice compete con il burger diventato virale sui social, con il nuovo format asiatico che apre in città, con il marchio di moda che firma una collaborazione nel food e persino con il supermercato premium dove una persona può risolvere velocemente il pranzo spendendo pochi euro.

La competizione non riguarda più soltanto quale pizza sia migliore. Riguarda l’attenzione, la frequenza di consumo e la capacità di entrare nelle abitudini delle persone.

Il passaggio più difficile comincia ora

Portare una rete da 159 a oltre 230 punti vendita è già un risultato importante, ma dubito che la nuova proprietà sia entrata soltanto per aggiungere qualche decina di insegne sulla mappa italiana. Il potenziale più interessante consiste nel trasformare Alice in un format italiano capace di svilupparsi seriamente fuori dal nostro Paese.

È anche il passaggio più complicato. Aumentando la scala bisogna mantenere qualità e riconoscibilità, trovare immobili economicamente sostenibili e adattarsi ai diversi mercati senza snaturare il prodotto. Bisogna controllare il costo del lavoro, far convivere correttamente locali diretti e franchising e, soprattutto, evitare uno degli errori più comuni nella ristorazione organizzata: confondere il numero delle aperture con la creazione di valore.

Aprire 50 locali, quando si dispone di abbastanza capitale, non è la parte più difficile. Il vero lavoro consiste nel fare in modo che quei 50 locali producano margine, rafforzino il marchio e migliorino anche la redditività della rete esistente. È su questo che giudicherei Alice nei prossimi anni, molto più che sul numero di nuovi pallini comparsi sulla mappa.

Quei 4 milioni persi nel 2024 erano quindi un problema? Certamente erano un dato da analizzare e da non sottovalutare, ma non raccontavano l’intera storia.

Nel food retail ci siamo abituati a leggere espressioni come fatturato record oppure azienda in perdita come se fossero sufficienti per stabilire la qualità di un progetto. Non è così. Un’azienda può crescere mentre distrugge valore, oppure può registrare una perdita mentre sta costruendo una struttura industriale più solida. Può avere un EBITDA positivo e trovarsi comunque in difficoltà finanziaria, così come può possedere una rete molto estesa che smette di crescere perché non ha costruito un’identità abbastanza forte.

I numeri devono essere letti comprendendo come vengono prodotti e quale strategia esiste dietro di loro. Nel caso di Alice Pizza, i prossimi anni ci diranno se i nuovi investitori riusciranno a completare il passaggio decisivo.

La rete esiste, il prodotto funziona e la struttura per continuare a crescere è già stata costruita. Adesso Alice deve diventare un marchio capace non soltanto di aprire nuovi locali, ma di entrare nella testa del consumatore prima ancora che il consumatore si trovi davanti all’insegna.

Arrivare a 300 punti vendita sarebbe certamente un altro risultato importante. Fare in modo che milioni di persone pensino ad Alice quando vogliono mangiare una pizza al taglio avrebbe un valore decisamente superiore.

Condividi:
Condividi:
Continua a leggere
Chi sono
Mi occupo di consulenza nel mondo della ristorazione da oltre dieci anni, affiancando ristoratori e imprenditori food nella costruzione di format solidi e scalabili.
Condividi

Hai un locale o un'idea di format?

Che tu stia per aprire un locale o voglia rilanciare la tua attività, scrivici e ti ricontattiamo noi.

Apri il tuo ristorante con successo
Contatti
sevesomanagement@gmail.com
Orari Di Apertura
Lunedì - Venedì
8AM - 22PM
Follow us on
Apri il tuo ristorante con successo
Contatti
sevesomanagement@gmail.com
Orari Di Apertura
Lunedì - Venedì
8AM - 22PM
Follow us on
Apri il tuo ristorante con successo
Contatti
sevesomanagement@gmail.com
Orari Di Apertura
Lunedì - Venedì
8AM - 22PM
Follow us on
Privacy PolicyCookie Policy