Bun Burgers perde 900 mila euro. Ma è davvero in difficoltà?
I ricavi crescono di oltre il 40%, la liquidità aumenta e i debiti bancari diminuiscono. Intanto Gioia Group lancia JB Burger con Joe Bastianich: cosa raccontano davvero i numeri di Bun?

Bun Burgers perde quasi 900 mila euro. Eppure cresce, riduce i debiti bancari e lancia un nuovo brand di hamburger. A prima vista qualcosa non torna. Poi però se si entra nel bilancio i ricavi aumentano, le perdite anche, ma alcuni numeri finanziari meritano attenzione.
Bun nasce a Milano nel 2019 e oggi fa parte di Gioia Group. Nel 2022 fattura circa 8,3 milioni di euro e perde 531 mila euro. Nel 2023 i ricavi salgono a 10,3 milioni, mentre la perdita arriva a 607 mila euro. Nel 2024 il fatturato raggiunge 11,8 milioni e il rosso sale a circa 871 mila euro.
In due anni Bun aumenta i ricavi di oltre il 40%. Il problema è che questa crescita non si è ancora tradotta in un miglioramento del risultato netto. Si vende di più, ma si perde anche di più. Detta così sembrerebbe un’azienda che non funziona. Io però non mi fermerei al risultato finale.
Nel 2024 troviamo circa 1,3 milioni di euro di ammortamenti, costi che incidono sul risultato ma non corrispondono necessariamente a un’uscita di cassa nello stesso esercizio. Inoltre, la liquidità passa da 319 mila euro a oltre un milione, mentre i debiti bancari scendono da quasi 3 milioni a circa 2,3 milioni.
Quindi sì, Bun perde quasi 900 mila euro. Ma non vedo un’azienda in difficoltà. Vedo un brand che sostiene costi e investimenti mentre cresce, aumentando la liquidità e riducendo l’esposizione verso le banche.
Ed è proprio ora che il gruppo decide di fare una cosa interessante. Nel 2026 nasce una joint venture con Joe Bastianich e viene lanciato JB Burger. Bastianich porta prodotto, immagine e un nome forte. Bun porta struttura, organizzazione e capacità di replicare un format.
La domanda è: ha senso sviluppare contemporaneamente due brand nello stesso mercato? Oggi probabilmente sì, ma solo se JB Burger aggiunge valore al gruppo, senza dividere investimenti e risorse con Bun.
Io lo porterei prima a quattro o cinque punti vendita, scegliendo città e bacini differenti. Poi confronterei fatturato, scontrino medio, food cost, costo del personale, marginalità e ritorno dei clienti e se JB Burger dimostrasse performance nettamente superiori, valuterei una scelta più radicale; convertire Bun in JB Burger.
Non locale per locale, trascinando l’operazione per anni. La conversione dovrebbe essere coordinata sull’intera rete, con un unico lancio, una comunicazione fortissima. Farlo oggi però sarebbe prematuro.
Bun è un marchio costruito in sette anni e sostituirlo senza sapere se JB Burger possa generare risultati migliori sarebbe un rischio enorme. Per questo i prossimi locali di JB saranno più importanti del primo, soprattutto quando diminuiranno l’effetto novità e la spinta del nome Bastianich.
Lo smash burger ormai non è più una novità. È diventato una categoria e sempre più insegne stanno entrando nello stesso spazio.
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